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Dazibao

di Radical Intention

A dicembre del 2016, in conversazione con la curatrice Giulia Ferracci sul coinvolgimento di Radical Intention nel programma THE INDEPENDENT, abbiamo cercato un nuovo senso comune alla parola indipendente. Trovarsi in dialogo con un  luogo istituzionale quale il Museo MAXXI di Roma ha fatto sembrare naturale, come gruppo indipendente, indagare il senso di questa parola, abbiamo dunque risposto proponendo il progetto DAZIBAO, piattaforma che comprende un’installazione partecipativa omonima, un luogo di studio e ufficio temporaneo per il gruppo e una programmazione di diversi appuntamenti con esperti sulle tematiche dell’indipendenza e dell’autorganizzazione nell’arte contemporanea e sociale. DAZIBAO guarda ai limiti dei processi partecipativi attraverso la pratica ed oggi si arricchisce con l’edizione del giornale online Garibaldi che integra l’indagine sul tema e diviene occasione per approfondire quali sono i rapporti tra il concetto di piattaforma e i processi di partecipazione democratica.

In occasione di DAZIBAO, il nostro gruppo artistico/curatoriale si è confrontato con la propria storia – grazie all’archiviazione del materiale destinato al nuovo sito radicalintention.org – e si è confrontato anche con la propria metodologia, mettendo in campo azioni e forme di progettazione e di commoning che ci hanno accompagnato nel corso degli anni, dalla fondazione del gruppo a Milano nel 2009 fino alla realizzazione del workshop biennale Decompression Gathering Summer Camp a Corniolo Art Platform iniziato nel 2012 e i progetti successivi. I desideri, le volontà e gli interessi che ci hanno spinto nelle nostre pratiche sono emersi con più chiarezza durante la realizzazione del progetto. Abbiamo approfondito la nostra attitudine alla creazione di piattaforme funzionali al sentire comune, a gruppi di ricerca, all’analisi dei processi di unione dei gruppi e del rapporto tra individuo e collettività e a indagare il rapporto con il tempo. Questi temi ci hanno spinto, nel tempo e nell’attuazione del progetto DAZIBAO a guardare come si sviluppa la nostra pratica e come comunica un sentire e un immaginario.

La fonte d’ispirazione di questa ricerca si è cristallizzata nell’esperienza del DAZIBAO. Dazibao, in Cina era un mezzo di comunicazione di piazza, una sorta di bacheca pubblica che raccoglieva manifesti e messaggi manoscritti. Grazie a poster/slogan dipinti a mano, i passanti venivano informati dell’essenza del pensiero politico del popolo. Il Dazibao dava anche forma al dissenso intellettuale fino alla rivoluzione culturale del 1979 quando ne fu censurata la pratica. Una reinterpretazione del Dazibao, è stata poi riproposta nel 2014 dagli studenti in lotta contro la dominazione cinese ad Hong Kong: questo movimento studentesco, chiamato the Umbrella Movement, per l’uso dell’ombrello come simbolo di lotta, ha proposto una sua forma di Dazibao dal nome Democracy Wall che consiste in un muro di post-it lungo 1 km su cui i passanti hanno scritto messaggi di solidarietà e di libertà di pensiero. La sostituzione del manufatto che prevede un tempo lungo e meditato di realizzazione con il post-it più rapido nell’esecuzione e nella fruizione è frutto di una comunicazione e struttura del linguaggio radicalmente cambiata e sottolinea il carattere effimero della comunicazione di oggi.

Partendo da queste considerazioni Radical Intention propone una propria versione del Democracy Wall: l’installazione DAZIBAO presentata per The Independent vede l’utilizzo del post-it come medium, utile per comunicare un messaggio, un pensiero, sia scritto che disegnato. Questa forma di Democracy Wall è un lavoro artistico realizzato in-progress e ha fatto da sfondo agli spazi di lavoro di Radical Intention e quelli espositivi del Museo. Abbiamo coinvolto il pubblico lasciando che intervenisse con messaggi da scrivere sui post-it e affiggere sul muro, in modo da creare un’immagine complessa di punti di vista, informazioni, emozioni, che è diventato un organismo collettivo a partire da interventi individuali. Un poco per caso e un poco sotto la nostra guida il DAZIBAO ha preso la forma del planisfero a suggerire una geografia comunitaria che ha compreso la complessità e diversità dei visitatori del Museo.

Il processo di accrescimento del nostro Democracy Wall è diventato, nei giorni, fonte d’ispirazione per comprendere le modalità con la quale il pubblico ha interagito con la nostra proposta, ci siamo chieste con quale enfasi, affettività o interesse le persone partecipano a un progetto collettivo di cui non possono avere una visione completa giacché si modifica ogni giorno e si arricchisce di contenuti diversi. Cosa vogliono comunicare, chi sono i loro interlocutori? Sono gli altri visitatori del Museo, o sono i loro followers sui social che vengono informati in real-time dell’attività sul muro? Che natura hanno gli interventi sui post-it? Sono politici, di dissenso, c’è un’urgenza sociale che si rileva nei vari messaggi? Questa serie di riflessioni ci ha portato a vedere questa piattaforma come aperta, fluida, dai contenuti vari che entrano in contraddizione l’uno con l’altro, un ‘caos comunicativo’ che si espande fisicamente nel Museo e virtualmente sul web.

In fondo il Dazibao è pur sempre un muro, una separazione o delimitazione nello spazio. La forma che richiama il planisfero contiene parole pensieri e le immagini del pubblico partecipante anche alla vita del Museo. Il muro assume dei significati importanti simbolo di separazione e alienazione, come il muro tra Palestina e Israele, il muro tra Stati Uniti e Messico, oppure il mare percepito come un muro di separazione che ostacola le migrazioni verso l’Europa. Il muro è confine e per questo alcuni dei partecipanti hanno contribuito con un messaggio politico chiaro e semplice ad abbaterlo: ‘no borders, refugees welcome’ questo post-it, scritto da un’insegnante inglese, è stato posto al di fuori del perimetro nostro planisfero, come a voler indicare l’aldilà della forma installativa, del muro e delle imposizioni anche creative del nostro gruppo. Questa interazione di “attualità politica” con DAZIBAO si è ripetuta con un messaggio di solidarietà per le lotte del Venezuela, in quei giorni esposto a violenti scontri di piazza in opposizione alle politiche del presidente Maduro. Il planisfero di post-it quindi accoglie il mondo nella sua interezza, affacciandosi a situazioni sia locali che internazionali. Se Democracy Wall raccoglie il messaggio politico, il planisfero si espande concettualmente, aggiungendo messaggi d’amore, di viaggio attraverso citazioni di autori di fama, di fantasia con disegni e di simboli, come il Tao, l’unicorno, ma anche messaggi di denuncia locale contro la mala amministrazione della città capitolina.

Nella partecipazione alla costruzione di questo muro di visioni, il singolo contribuisce al totale, i messaggi si perdono nel caos comunicativo su un muro colorato di post-it. Abbiamo potuto notare nel processo partecipativo di questo lavoro come, in alcuni casi, il singolo partecipante avesse un rapporto possessivo col proprio messaggio, perdendo di vista o non avendo compreso fino in fondo il valore complessivo e collettivo dell’opera in costruzione. Per come la società è strutturata oggi, per l’influenza dei social-media sulla comunicazione e per l’inclinazione individualista su cui è cresciuta la nostra cultura, l’impegno di alcuni soggetti era rivolto più al mondo virtuale che al momento e al luogo presente, impegnati quindi a immortalare con un’unica foto il proprio unico post-it per mostrarlo agli amici sui social networks.

Questo protagonismo è indice di una società in cui i processi democratici passano attraverso il web e si appartiene a un gruppo sulla base del consenso. Con DAZIBAO abbiamo voluto offrire un altro sguardo al processo democratico offrendo uno spazio di libertà e autonomia ai visitatori, lasciando che ogni tassello (post-it) costruisse una connessione con gli altri al di là del consenso.

DAZIBAO di Radical Intention dunque segna un punto, allargando il suo discorso ai processi partecipativi, capendone i limiti, le sfide e le possibilità future. Il rapporto labile e camaleontico tra individuo e società viene rappresentato, partecipato e analizzato grazie a questa versione di  Democracy Wall. L’obiettivo nel corso del progetto rimane la ricerca, sia collettiva che partecipativa, che non necessariamente crea risposte ma piuttosto apre, grazie alla collaborazione con i partecipanti, a nuove sfumature di concetti, di idee e nuove modalità di fare. Questa piattaforma si compone di processi democratici, in cui il concetto di democrazia stessa viene messa in discussione, in cui il consenso non è l’obiettivo, e l’immediatezza non necessariamente entra in contraddizione con la costruzione di una comunità.

Abbiamo invitato a contribuire a questo numero di “Garibaldi” Simone Ciglia, Emanuele De Donno, Sarrita Hunn, Shiri Salmy e Wunderbar Cultural Projects. Gli autori hanno ampliato l’indagine sui processi democratici dentro piattaforme discorsive, sulla definizioni di autonomia e indipendenza, su progetti di educazione alternativa e auto-organizzazione. La raccolta di questa serie di testi diviene una mappatura della nostra ricerca per il progetto DAZIBAO e per successive varie ramificazioni del nostro pensiero critico.